· 

Che cos'è la solitudine dell'artista

Senza solitudine come avrebbe potuto Mozart scrivere le sue belle sinfonie e le opere?


Come avrebbe potuto Picasso creare tanti  disegni, incisioni, sculture, libri, collages, dipinti ? O Eugene Delacroix disegnare schizzi di viaggio e riportarli sulle sue tele creando quadri ?


Se desideriamo diventare bravi in un'arte, dobbiamo passare delle ore, dei giorni, dei mesi soli con essa. Questa solitudine non è isolamento o incapacità  di mettersi in relazione con gli altri ma è un momento prezioso in cui la nostra vita tocca con lo spirito l’anima del mondo partecipando alla natura creatrice.


Non è che l’esperienza della solitudine escluda l’esperienza della comunità, di far parte del mondo. In molti casi può perfino rafforzare l’impegno comunitario e rendere più profondo il senso di appartenenza. La solitudine chiede il nostro rispetto come requisito indispensabile per perfezionare la propria tecnica.


Non è indispensabile che l’artista viva senza compagnia, semplicemente la solitudine deve far parte integrante della sua vita, e se qualcuno condivide quella vita allora la solitudine di ciascuno deve essere rispettata. 


Scrive Rilke:

“Credo che sia questo il compito maggiore di un legame fra due persone:            che ciascuno sia a guardia della solitudine dell’altro.

 

Perché, se è nella natura dell’indifferenza e della folla non apprezzare                 la solitudine, l’amore e l’amicizia ci sono proprio allo scopo di offrire continuamente la possibilità di solitudine.    

 

E sono vere condivisioni soltanto quelle che interrompono ogni tanto periodi di profondo isolamento”»
Noel Cobb – Maestri per l’anima – Edizioni Moretti e Vitali 1999 p.52

 

dal libro ARTESSENZA PER UN'ARTE ILLUMINATA

Scrivi commento

Commenti: 0